Intelligenza artificiale in azienda: da dove si comincia sul serio
Non da un grande progetto. Si comincia da un lavoro noioso che qualcuno fa ogni settimana, e si misura se il tempo risparmiato e reale.
Sul tema girano due discorsi opposti e sbagliati allo stesso modo. Il primo dice che l’intelligenza artificiale cambierá tutto e bisogna muoversi subito, senza specificare verso dove. Il secondo dice che é l’ennesima moda e che chi ha un’azienda vera ha altro da fare.
La realtá, nelle piccole e medie imprese che seguiamo, é molto piú noiosa e molto piú utile: ci sono alcuni lavori ripetitivi che oggi si possono togliere di mezzo, e tutto il resto per ora resta come prima. Il mestiere sta nel distinguere i primi dal secondo.
Il criterio: cerca il lavoro noioso e ricorrente
Non partire dalla tecnologia, parti da una domanda: cosa fa qualcuno, ogni settimana, che é ripetitivo, che richiede attenzione ma non giudizio, e che nessuno ha voglia di fare?
Nelle aziende di qui, la risposta somiglia quasi sempre a una di queste:
- trascrivere dati da documenti che arrivano via mail in un gestionale;
- preparare la prima bozza di risposte che si assomigliano tutte, offerte o solleciti;
- cercare informazioni sparse fra vecchi documenti, contratti, schede tecniche;
- riassumere in poche righe qualcosa di lungo, per farlo leggere a chi decide;
- tradurre schede prodotto o istruzioni.
Questi lavori hanno una caratteristica comune: se il risultato é sbagliato, qualcuno se ne accorge subito. Ed é esattamente questa la condizione che li rende sicuri da affidare a uno strumento automatico. Dove invece l’errore passa inosservato e produce danni piú avanti, si sta fermi.
Il primo progetto: piccolo e misurabile
Scegli una sola attivitá. Prima di toccare qualsiasi cosa, misura quanto tempo occupa oggi in una settimana normale — non a memoria, cronometrandola. Poi introduci lo strumento, lascialo in uso due o tre settimane e rimisura.
Se il tempo non é sceso in modo che si vede senza cercarlo col lanternino, quel progetto non funziona. Meglio saperlo dopo un mese che dopo un anno di investimenti.
Le tre domande da fare prima, non dopo
- Dove finiscono i dati che gli do? Se ci passano documenti dei clienti, offerte, dati del personale, la risposta non é un dettaglio tecnico: é una questione di responsabilitá verso chi quei dati te li ha affidati.
- Chi controlla il risultato? Ci deve essere una persona, con un nome, che rilegge prima che il risultato esca dall’azienda. Sempre, non solo all’inizio.
- Cosa succede se domani lo strumento non c’é piú? Se l’attivitá si blocca del tutto, hai spostato un rischio invece di ridurre un costo.
Dove invece non conviene ancora
Per onestá, vale la pena dire anche il contrario. Oggi non ci sentiamo di consigliarlo dove la risposta deve essere esatta e nessuno la ricontrolla: calcoli su cui si fattura, adempimenti, risposte tecniche che vanno al cliente senza passare da una persona. Non perché sbagli sempre, ma perché quando sbaglia lo fa in modo convincente, ed é questo che lo rende pericoloso in quei punti.
Il modo in cui lavoriamo su questo
Partiamo sempre da mezza giornata in azienda, a guardare cosa si fa davvero. Ne esce una lista corta di attivitá candidate, ordinate per quanto tempo fanno perdere e per quanto é facile accorgersi di un errore. Da lí se ne prende una sola e si prova, con un numero da battere.
Non é entusiasmante da raccontare, ma é l’unico modo che conosciamo per far restare qualcosa in azienda dopo che l’entusiasmo iniziale é passato. Se vuoi capire cosa ha senso da te, si comincia da lí.