Prima che ti chiamino, ti cercano: cosa guarda davvero un cliente

Fra il passaparola e la telefonata c’e un passaggio che quasi tutti sottovalutano: due minuti di verifica online. Ecco cosa succede in quei due minuti.

Prima che ti chiamino, ti cercano: cosa guarda davvero un cliente

C’é un momento, nel percorso che porta un cliente a te, che quasi nessuno progetta. Sta fra il consiglio di un conoscente e la telefonata, dura circa due minuti, e si svolge interamente sul telefono di una persona che non sai nemmeno esista.

In quei due minuti ti cerca. E in base a quello che trova decide se chiamarti o se chiamare l’altro nome che gli era stato fatto.

Cosa succede, in ordine

La sequenza é sorprendentemente prevedibile. Cerca il nome dell’azienda. Guarda per primo il riquadro a destra o in cima — la scheda con indirizzo, orari, foto, recensioni. Guarda le foto. Legge due o tre recensioni, di solito le peggiori. Se é ancora interessato, apre il sito. E sul sito guarda per prima cosa se é chiaro cosa fai e per chi.

La domanda a cui deve rispondere non é «questa azienda é brava?», che non puó sapere. É «questa azienda esiste davvero, fa proprio la cosa che mi serve, e se chiamo mi risponde qualcuno?».

Le cose che fanno perdere la telefonata

  • La scheda vuota o vecchia. Orari non aggiornati, nessuna foto, oppure una foto dell’insegna scattata di sfuggita. É il primo segnale, e vale piú del sito.
  • Nessuna foto dell’azienda vera. Immagini generiche prese da un catalogo si riconoscono al volo e comunicano l’esatto contrario di quello che vorresti.
  • Un sito che non dice per chi lavori. Elenchi di servizi senza destinatario: il visitatore non capisce se sei adatto a un’azienda come la sua.
  • Il numero difficile da trovare. Su telefono deve essere raggiungibile senza cercarlo, e toccandolo deve partire la chiamata.
  • Il silenzio. Ultimo aggiornamento due anni fa: sembra un’attivitá ferma, anche quando é piena di lavoro.

Cosa la fa guadagnare

Il rimedio non é rifare tutto. Nella maggior parte dei casi bastano quattro cose, in questo ordine di importanza:

  1. La scheda su Google curata davvero: orari giusti, indirizzo giusto, e almeno dieci foto vere dell’azienda, delle persone e del lavoro fatto. É l’intervento con il rapporto migliore fra sforzo e risultato, e costa solo tempo.
  2. Fotografie fatte bene: la sede, chi ci lavora, i mezzi, qualche lavoro finito. Non servono ritocchi, serve che siano nitide, luminose e riconoscibili.
  3. Una frase chiara in cima al sito che dica cosa fai e per chi. Non uno slogan: una frase che un tuo cliente userebbe per descriverti a un altro.
  4. Qualche segno di vita: un lavoro raccontato ogni tanto, una novitá. Basta poco perché l’azienda risulti attiva.

La prova che puoi fare stasera

Prendi il telefono, esci dal tuo profilo o apri una finestra anonima, e cerca la tua azienda come farebbe qualcuno che non ti conosce. Guarda i primi due minuti senza correggere mentalmente quello che vedi, senza dirti «sí ma quella foto é vecchia». Guarda cosa capirebbe un estraneo.

Quasi tutti, la prima volta che lo fanno, trovano almeno una cosa che non sapevano: un orario sbagliato, una recensione mai letta, un numero che non risponde piú. Sistemare quelle é il primo lavoro, e spesso é anche il piú redditizio.

Se preferisci che quella verifica la facciamo insieme, con l’occhio di chi non ti conosce, chiedici un parere: in mezz’ora si vede tutto quello che serve.